HIT ME! a Terreni Creativi Festival

Francesca Foscarini, Hit me!

A partire da annunciate e condivise regole del gioco – persino giocose e promettenti, di quelle che mettono lo spettatore di buon umore – Hit me! si trasforma in una trappola visiva e sonora per un corpo che, spinto dall’imprevedibilità e dall’unicità dell’energia che si può (o non può) attivare nei propri canali, attraverso brani come “Bring your daughter… to the Slaughter” degli Iron Maiden e “I will always love you” di Withney Houston, scanditi dalla selezione improvvisata – e agita quindi – da Chiara Bortoli seduta in scena, per tre quarti rivolta verso i mezzi tecnologici – computer, proiettore, macchina da presa – che dilatano il punto di vista e lo spazio autobiografico, intimo, dell’impresa di Foscarini. Hit me! Si conferma un gioco, ma crudele, discontinuo, che nasce ogni volta diverso, dunque fallibile per natura. A volte sarà un capolavoro, a volte sarà inguardabile, a volte sarà entrambe le cose nello stesso tempo, in momenti diversi della performance.
Ciò che funziona davvero però, per me, è che ciò che lega il pubblico alla proposta, man mano che si procede nel fragile equilibrio dello spettacolo, non è più il nostro legame con questa o quella hit, ma la nostra crescente consapevolezza di un corpo in gioco, tormentato, attraversato, agito, ostentato.
Colpito. Hit. Con il sospetto (terribile) che a colpirlo, in definitiva, sia il nostro stesso sguardo.
Allora, che gioco è diventato?


L’OCA – Osservatorio Critico Autogestito – 8 Agosto 2021
FB: @LOCAOsservatorioCriticoAutogestito

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Francesca Foscarini: l’io pop.

Un dato seccamente biografico (la data di nascita dell’artista) e uno statistico (i brani in vetta alle classifiche in quell’esatto giorno, ogni anno dalla sua nascita ad oggi) sono gli elementi che, proposti in ordine “casuale”, danno il là a Hit me! di Francesca Foscarini.

Anche qui, come per Quotidiana.com, il contenuto referenziale è affidato a parole proiettate su uno schermo. Come nel caso di D’Agostin si opta per una comunicazione calda, accogliente, spontanea (il colore rosa su cui vengono proiettate le iniziali indicazioni, il chiamare unicamente per nome sia l’interprete che Chiara Bortoli, con cui il progetto è stato concepito e realizzato e che, a un lato della scena, offre all’ascolto istantaneo della coreografa e del pubblico una selezione dei brani possibili, gli sguardi diretti che -grazie a una telecamera e a un proiettore- la danzatrice lancia agli spettatori in un’ostensione che, offrendosi al nostro sguardo sempre più stanca e scapigliata man mano che lo spettacolo procede, sembra dare corpo a un’idea di bellezza come esposizione di un sé naturale (termine che usiamo consapevoli della scivolosa vaghezza di cui è portatore – Marcel Mauss docet).

L’io degli spettatori, in Hit me!, è convocato anche mediante gli inevitabili rispecchiamenti che molti dei brani musicali producono e sui quali Foscarini improvvisa (pratica che, a rigor di logica, rimanda al pescare “all’improvviso” da un proprio repertorio di possibilità e non dal creare dal nulla – questione ovvia pensando, ad esempio, al fatto che un esperto violinista possa improvvisare con il proprio strumento laddove un non violinista, semplicemente, non lo può fare).

La danza di Foscarini si realizza in diversi luoghi dello spazio scenico, componendo in molteplici direzioni e ampiezze proteiformi frasi coreografiche, anche utilizzando specifiche parti del corpo e del vestito.

L’io in questione, al di là del riferimento genetliaco, è ancora -come forse non può che essere, in ogni proposta essenzialmente coreutica- corporeo.

Perché quando uno dice «Io» – appunto – che cosa ti pensi che pensa, in fondo? – Nemmeno lo sa, quello che pensa, veramente. – E invece, dice queste cose qui, proprio, prima di tutto – perché dice i piedi dice tante dita – e poi dice la fronte, le cosce, l’ombelico – non so – dice le ginocchia, le ascelle – no?

[Edoardo Sanguineti, Storie naturali, 1971]

 

Michele Pascarella – 10 Agosto 2021
in Declinazioni dell’Io. Note sul Festival Terreni Creativi 2021
Gagarin-magazine

 

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